Praticare l’opposto

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Praticare l’opposto è un’abile manovra in grado di insinuarsi anche dietro agli schemi mentali più fortemente condizionati.

Già il grande saggio Patanjali parlava dell’utilità di distogliere talvolta lo sguardo dagli stati mentali difficili, afflittivi e di “abitare” negli stati mentali sani. In questi momenti di “immersione”   nell’amore, nella compassione, nella generosità, occorre non prestare attenzione agli ostacoli, non combatterli e non opporre resistenza. CIO’ A CUI SI RESISTE … PERSISTE! Anzichè respingere gli stati mentali caratterizzati da avidità, avversione, rabbia… semplicemente occorre  dare linfa ai loro opposti e gli ostacoli svaniranno spontaneamente.

Nuove ricerche nel campo delle neuroscienze confermano quanto diceva Patanjali, e hanno scoperto che il cervello subisce modifiche sostanziali in seguito a esperienze ripetute. Ciò significa che esperienze ripetute di stati di felicità gentilezza e compassione effettivamente modificano le strutture fisiche del cervello. Così come è vero anche il contrario, fissarsi su atteggiamenti negativi  e sugli ostacoli, non fa altro che rafforzarli. Solo attraverso la pratica ripetuta di stati mentali sereni e felici, si è in grado di atrofizzare gli stati mentali afflittivi e le emozioni negative.

Solo con  un training mentale costante  si è in grado di trasformare i propri pensieri, le proprie emozioni, e quindi la propria vita!

 

La comodità nell’asana

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Anche le posture più spettacolari dello Yoga, per un vero yogin non comportano mai particolari sforzi da turbare la sua tranquillità.

L’asana è un atteggiamento del corpo che può essere mantenuto a lungo, con stabilità e comodità.  A seconda della persona e della sua esperienza personale, è certamente possibile per ognuno eseguire asana di un livello di complessità a lui consono, mantenendo dentro di sè questo atteggiamento di agio e calma.

Alcune posture possono essere eseguite con atteggiamento di rilassamento, altre richiedono un maggiore lavoro fisico, ma occorre creare sempre una condizione di minimo sforzo, dove i muscoli che non sono interessati al movimento o al mantenimento della postura, devono essere  rilassati.

Il fatto che non si sente il bisogno di sciogliere l’asana in breve tempo, come se la posizione stesse diventando più riposante con il trascorrere del tempo, è un chiaro segnale  che si sta praticando correttamente e che il corpo abbandona le sue contrazioni e tensioni.

E’ utile nell’eseguire le posture di “non pensare di eseguire”, ma di “lasciare eseguire” la posizione, rimuovendo gli ostacoli dati dalle tensioni e rigidità, senza decidere l’intensità del movimento: è il corpo che decide il punto massimo perchè sa fin dove può arrivare , mentre la mente è piena solo di pregiudizi e di spirito di competizione.

Si ottengono i migliori risultati “smettendo di fare” anzichè “facendo”, anche se questo può sembrare un paradosso.

Praticare le asana con sottofondo musicale?

La musica di sottofondo, a parte le pratiche specifiche dove si usano musica e canto, aiuta ad  entrare in uno stato di rilassamento, che può essere utile magari all’inizio delle seduta per predisporsi ad una migliore condizione per la pratica. Ma l’abitudine ad avere un sottofondo musicale durante le lezioni di yoga, non favorisce certamente le esperienze di ascolto di sè più profonde e meditative.

Le nostre percezioni devono diventare interiori, invece la musica tende a mantenere  la nostra attenzione fissata verso l’esterno, producendo sì uno stato di rilassamento corporeo, ma che non ha nulla a che vedere con l’esperienza vera dello yoga.

E’ lo stesso discorso dello specchio  per controllare l’esattezza della posizione: all’inizio può essere forse utile, ma lo scopo ultimo è quello di diventare consapevoli dell’atteggiamento del nostro corpo senza l’uso della vista, ma utilizzando gli occhi della mente che ci permettono l’interiorizzazione e la percezione degli effetti più profondi della pratica.

 

Yoga Nidra

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Yoga Nidra è una pratica che deriva dal Mahanirvana Tantra, lo Yoga tantrico della “Grande Liberazione”, dove gli adepti si concentravano sulle varie parti del corpo fisico e sui canali energetici interni con i loro punti focali, i Chakra, inviando a questi delle vibrazioni sonore attraverso particolari Mantra che avevano la funzione di trasportare nel corpo una “coscienza divina”.
I tantrici durante questo Nyasa (Il porre la mente in un punto) giungevano a uno stato meditativo tale da raggiungere la vera liberazione della mente.

Lo Yoga Nidra, è una tecnica molto potente, che insegna a rilassarsi consciamente a livello fisico, mentale ed emozionale.

Il rilassamento di una pratica di Yoga Nidra equivale a diverse ore di sonno privo di consapevolezza (si dice che un’ ora di pratica equivalga a 4 ore di sonno riposante). Non c’è da meravigliarsi che lo yoga Nidra sia un trattamento di successo per l’insonnia e che produca una netta diminuzione del tempo necessario per addormentarsi.

In due specifici momenti durante la pratica viene poi  richiesto al partecipante di dire la risoluzione o il Sankalpa, ecco di cosa si tratta. E’una breve affermazione mentale che si imprime nella mente subconscia quando questa è ricettiva e sensibile. Viene fatto all’inizio e alla fine  della pratica di yoga nidra: quella dell’inizio equivale al piantare un seme, quella finale ad innaffiarlo.  Si tratta del mezzo più efficiente per allenare la mente durante questa pratica: si dice che qualsiasi cosa può fallire nella vita ma non il “sankalpa” formulato durante Yoga Nidra. “Sankalpa” è una parola sanscrita che si può tradurre come “proposito” o “risoluzione”: è un metodo potente per riformare la personalità e la direzione della vita su linee positive. Se sapete che cosa desiderate ottenere dalla vita, il “sankalpa” può essere il creatore del vostro destino, ma prima dovete sapere dove volete andare. Il “sankalpa” è una breve affermazione mentale che si imprime nella mente subconscia quando questa è più ricettiva e deve essere formulato quando la mente è calma e tranquilla. Spesso nella vita normale prendiamo le nostre risoluzioni quando la mente è troppo attiva o disturbata e quando non è pronta a riceverle, spesso si prendono delle risoluzioni intellettuali, ma raramente queste portano frutti, questo succede perché la risoluzione non è stata piantata sufficientemente in profondità. Per avere successo il sankalpa viene invece seminato con forza di volontà e sentimento quando la mente è rilassata, pronta ad accettarlo e ad assorbirlo. La risoluzione dovrebbe essere utilizzata per scopi elevati, come il raggiungimento della propria realizzazione, ma può essere utilizzata anche per scopi terapeutici. Il “sankalpa” va scelto con molta cura. Le parole dovrebbero essere molto precise e chiare, altrimenti non penetreranno nella mente subcosciente.

Lo Yoga nidra è stato messo a punto da Swami Satayananda Saraswati , un maestro famoso dello yoga contemporaneo,  e la sua pratica come abbiamo vistro, non solo rieduca al sonno, ma è in grado soprattutto di portare al risveglio della parte più profonda di noi stessi, permettendoci di richiamare le nostre potenzialità latenti.

Il mantra ” Om Shanti”, un suono per pacificare l’anima

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I saggi che scrissero i Veda  (i più antichi libri sapienziali), dopo aver esaminato la respirazione e il linguaggio, scoprirono che ogni suono, ogni vibrazione  ha un suo specifico effetto sensoriale che, oltre all’udito, coinvolge tutto il corpo.

Il sanscrito è una di quelle lingue come l’aramaico dove le parole sono formate da vibrazioni specifiche; dove il suono e la forma sono la stessa cosa, il suono e la sensazione sono la stessa cosa, il ripetere un suono permette il manifestarsi di quella forma.

Ad esempio  la vibrazione della parola pace è il suono Sh. Pace in sanscrito si dice  infatti Shanti (si pronuncia scianti). Pronunciando queste due parole, pace e shanti, avremo lo stesso effetto culturale ma un diverso effetto sensoriale e vibratorio.

Viene spontaneo per dire a qualcuno di tacere , o per calmare qualcuno che soffre o un bambino piccolo che piange, pronunciare a lungo il suono  sccc  come in sci, proprio per portare calma, pace. Questo è un esempio conosciuto e sperimentato da tutti di come l’effetto vibratorio di una  ripetizione per diversi minuti, con o senza accompagnamento musicale, del suono Scc (shanti)  produca un effetto rilassante sui sensi e il sistema nervoso di chiunque anche di chi non conosce il significato della parola.

Anche in natura l’onda emette lo stesso suono e questa ha la capacità di mettere pace  all’interno di noi stessi, perché  questo suono vibra come il pensiero di pace.

In ebraico antico pace si dice Shalom, in sanscrito Shanti, in aramaico Heshusha, e hanno la stessa radice di: Yeshua, Shiva, Krishna, Krishtos, Sciamano, tutto ciò che porta quiete nella mente ha questo suono.

Il Mantra Om Shanti significa pace nella mente, nella parola e nel corpo; credo che se tutti potessimo essere davvero in pace e portare la pace nelle nostra vite, la nostra energia potrebbe viaggiare così anche verso gli altri , senza parole, diventando  contagiosa . Non abbiamo dunque timore ad usare questo suono, a  mettere in questo suono tutto il nostro amore, la nostra compassione, il nostro desiderio di provare o di sollecitare quiete, il nostro potere di volontà di comunicare pace.

Nel ripetere questo mantra Om Shanti possiamno seguire questa sequenza, (il trattino indica la pausa): Om-Shanti Om- Shanti Shanti Shanti Om- e poi continuate Om-Shanti Om-Shanti Shanti Shanti Om…. Ripetendolo per  qualche  minut0 di seguito.

Om Shanti

Gayatri mantra

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Il Gayatri é una preghiera rivolta all’ Intelligenza Universale. Il suo scopo é quello di accendere il potere del discernimento per permettere all’uomo di analizzarsi e di rendersi conto della sua natura divina. É conservata come reliquia nei “Veda”, le più antiche scritture dell’uomo. Continua>>>

Namastè

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Condivido qui, per chi non lo conoscesse  il bellissimo significato del saluto indiano: Namastè.

Namastè sigifica letteralmente  mi inchino a te, ma implicitamente contiene anche un significato più profondo e spirituale indicando che ci si inchina non solo alla persona fisica che abbiamo davanti, ma anche e soprattutto alle qualità divine che risiedono dentro quella persona così come dentro ognuno di noi.

Spesso il saluto è unito al gesto di unire le mani al petto  (Anjali mudra: la radice anj, significa onorare, celebrare, ornare), che può  rappresentare il riunirsi dello spirito e della materia, la mano destra la natura divina quella sinistra la natura terrena. Secondo alcuni questa posizione delle palme e delle dita (mudra) agisce già da solo come una semplice asana , bilanciando ed armonizzando le energie, permette un riequilibrio interiore.

Riconoscendo questa unità con l’unione delle mani, salutiamo con il capo chino il divino nella persona che incontriamo. Ecco perché talvolta gli Indiani chiudono gli occhi durante il gesto del Namasté nei confronti di una persona riverita, come per guardarsi dentro. Il gesto è spesso accompagnato da altre frasi come “Om shanti” o “Ram Ram”, ad indicare questo riconoscimento della divinità. Un altro modo è quello di portare le mani giunte al petto per salutare una persona di riguardo, giunte alla fronte, per salutare un maestro , oltre la testa a braccia tese per salutare il Divino.

Quando si comprende questo significato Namasté non è più solo un gesto superficiale o una parola, ma prepara la via per una comunione più profonda con l’altro in un’atmosfera di amore e rispetto.

Benefici nell’uso dei mantra

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La ripetizione di un Mantra e’ un mezzo per aumentare la capacita’ di concentrazione. Alcuni maestri spirituali indiani sostengono che il significato e il contenuto del Mantra non devono necessariamente essere compresi da un aspirante, al fine di determinare l’effetto desiderato; che la pratica del Mantra da sola e’ sufficiente a ottenere il risveglio spirituale che ne costituisce lo scopo.

Di certo l’uso del Mantra purifica il subconscio e, anche se viene ripetuto meccanicamente, si verifica in ogni caso una certa purificazione. Ogni Mantra e’ pero’ per natura una forma di devozione che ha il Divino come sua forma ed essenza e la concentrazione sul suo significato consente un raggiungimento della meta ultima piu’ certo e piu’ rapido. I benefici della pratica del Mantra dipendono dal singolo soggetto come individuo, dal punto da cui e’ partito, da dove si trova adesso, da quali sono state le sue vite passate e dall’intensita’ e dal grado del suo desiderio.  Continua>>>

Cos’è il mantra

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La parola Mantra in sè significa che protegge la mente.  Man dal sanscrito manas significa “pensiero/ funzione mentale”, trayati significa “liberare”.

L’uso del mantra in sostanza ci protegge dal costante flusso del nostro pensiero, dalle  negatività, dalle preoccupazioni e da pensieri ossessivi. In sostanza protegge noi stessi dalla nostra mente,  e ci libera dall’inquinamento del nostro flusso costante di pensiero.

I mantra che normalmente conosciamo, sono originari dell’ India,  e sono scritti in sanscrito, ma mantra possono anche essere  il nostro amen, sia fatta la tua volontà, oppure qualsiasi frase che ripetuta costantemente possa avere l’ effetto di trasformare la nostra coscienza.

Non c’è nulla di ipnotico o di magico. Quando pratichiamo il Mantra stiamo richiamando il più grande potere che siamo in grado di concepire: possiamo chiamarlo Dio, Realtà Ultima o Sè Interiore, qualunque nome gli attribuiamo, con il Mantra stiamo richiamando la parte migliore che c’è in noi.

A mano a mano che il Mantra viene accolto nel subconscio, la mente si purifica in un modo che saremmo incapaci di raggiungere senza il suo aiuto: lentamente l’ego viene sopraffatto dall’Io Superiore, come quando si versa a poco a poco il latte in una tazza di caffè nero, finchè il caffè viene sostituito dal latte puro.

Dal momento che purifica la mente, il Mantra rappresenta anche un grande strumento di protezione contro la paura o le altre emozioni perturbatrici che se purificate  si trasformano in amore.  Il Mantra è perciò come uno scudo contro tutto ciò che è negativo e in grado di turbarci. 

La consapevolezza che nasce dalla pratica Yoga

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In Occidente siamo abituati a considerare il nostro corpo come un oggetto, che va controllato e comandato, come se questo fosse una entità separata da noi. Quando  il nostro corpo diventa un “esso”,  cioè noi siamo qualcuno che fa qualcosa a/per qualcun’ altro, noi viviamo in uno stato di dissociazione cotinua.

La costante e ossessiva attenzione  della nostra cultura, dei media e della società, in generale concentrata solo sull’apparenza superficiale del corpo, ci impedisce poi di sviluppare una consapevolezza interiore più sottile.

Nella pratica di un’Asana,  invece di governare il corpo come entità separata, impariamo ad entrare  in una prospettiva interiore di ascolto profondo dove possiamo sentire anche  le informazioni non verbali, non intellettuali che normalmente non siamo  neppure coscienti di avere.

Mentre nella nostra vita quotidiana siamo abituati   a guardare ad esempio  la tv mentre cuciniamo, a leggere mentre pensiamo alla lista della spesa e a non essere mai presenti completamente in quello che facciamo, rinforzando così sempre di più la scissione  fra noi stessi e la nostra saggezza interiore, nello Yoga accade  esattamente l’opposto.

Poichè impariamo a concentrare la nostra consapevolezza sul momento presente, possiamo sperimentare il movimento insieme al respiro e  alle sensazioni anche più sottili, iniziando a fare esperienza diretta del nostro corpo dall’interno e nella sua globalità.  Riusciamo a sperimentare contemporaneamente ciò che pensiamo, sentiamo e immaginiamo, sperimentando così invece che separazione, soltanto unificazione. Questo è ciò che distingue principalmente lo Yoga dal semplice stretching, per esempio.

La  saggezza orientale ci ricordano infatti che :

“dove lo sguardo segue il movimento, lì si dirige lo spirito, dove si posa lo spirito, si manifesta uno stato d’animo, dove si intensifica uno stato d’animo, nasce la gioia suprema”

o anche :

“Dove va l’ attenzione, là scorre energia. Dove scorre energia, lì va la vita.”

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